L’uomo che vince sui vetri

Arrivare a settant’anni non è mai scontato e Francesco De Gregori (che non ama i compleanni in forma pubblica) merita tutto l’affetto possibile. Il Principe dei cantautori ha arricchito la mia vita di ascoltatore fin da quando comprai Rimmel, un classico folgorante al pari di un Pink Moon o dell’amato Dylan. I suoi testi profondi, pieni d’immagini poetiche hanno cantato l’amore e l’universale come nessuno aveva ancora fatto in Italia; la magia dei brani più intimi e “nascosti” basterebbero a sé, ma De Gregori va approfondito in ogni nota e parola che anima Bufalo Bill, i due dischi omonimi degli anni Settanta e Titanic, per limitarci ai pezzi da novanta della sua carriera oltre al citato Rimmel. Ora voglio omaggiarlo con San Lorenzo, brano sui bombardamenti nella Capitale ma anche sul desiderio di pace che mi ha sempre emozionato molto e ultimamente ritorna a darmi fiducia. Fu eseguita l’unica volta che lo vidi in concerto (insieme all’orchestra di Ambrogio Sparagna) e sicuramente mi dispiace non averlo sentito ancora dal vivo. Spero solo che riaccadrà, di certo quella serata di festa e ballo naturale a Castelliri la porterò sempre nel cuore. Tanti auguri Francesco!

I miei 5 dischi di Franco Battiato

Sulle Corde di Aries (1973)

Gli esordi di Fetus e Pollution, rivoluzionari per la musica italiana e l’elettronica tutta, furono le prove generali per un terzo lavoro che porta a compimento le sperimentazioni di Battiato. 4 brani ipnotici e senza tempo di particolare bellezza: i 16 minuti della caleidoscopica Sequenze e frequenze rappresentano una delle sue vette creative, lo strumentale Aries è un magnifico passaggio cosmico. Imperdibile.


Clic (1974)

Battiato diviene ancora più enigmatico nel disco seguente, visionario come pochissimi in Italia. I cancelli della memoria e Nel cantiere di un’infanzia sono brani ancora avveniristici, Propiedad prohibida è una cascata di synth che farà da sigla al Tg2 Dossier. Dopo verranno album sbilanciati su collage sonori e minimalismo, tutt’altro che facili ma sempre validi.


L’Era del Cinghiale Bianco (1979)

L’ombra della mia identità mentre sedevo al cinema oppure in un bar ma spero che ritorni presto l’era del Cinghiale Bianco”. Una storica svolta Pop che lo consacra già nell’olimpo dei grandi, un disco di raro fascino con l’incalzante traccia omonima, il Rock esotico di Strade dell’est, quella meraviglia trasognata de Il re del mondo e l’incanto siciliano di Stranizza d’amuri. Il suo capolavoro.


La Voce del Padrone (1981)

Preceduto dal fantastico Patriots, ecco la raccolta di canzoni che conciliò fama artistica e commerciale di Battiato. 7 brani semplicemente perfetti, con testi intelligenti e dalle ambizioni alte capaci di arrivare a chiunque: Summer on a solitary beach, il disincanto di Bandiera bianca, Gli uccelli e Cuccurucucu gli fanno guadagnare un leggendario centro di gravità permanente. Altre perle discografiche di quegli anni saranno Orizzonti Perduti e Mondi Lontanissimi.


Gommalacca (1998)

Se già Caffè De La Paix divenne un classico dei Novanta, il successore del formidabile L’Imboscata rinnova lo spirito musicale di Battiato affidandosi a un Rock potente e contemporaneo (grazie anche alla presenza di Morgan), oltre all’intesa filosofica con Manlio Sgalambro. Da segnalare le travolgenti Shock in my town o Il mantello e la spiga, mentre Casta diva ed È stato molto bello sono ballate stupendamente evocative. Ultimo titolo fondamentale per Franco, sebbene produrrà ancora buone canzoni e il notevole Dieci Stratagemmi.

Canzoni contro l’indifferenza

Una novità discografica come Ignorance dei Weather Station era quello che ci voleva durante un purgatorio collettivo (e politico). Il Pop audace, ritmato e anticonvenzionale di Tamara Lindeman, titolare della band canadese, cambia connotati secondo la lezione di Beth Orton e dei Fleetwood Mac anziché della solita Joni Mitchell, tuttavia attualizzata in veste Rock nel precedente disco omonimo. Quest’ultimo uscì nel 2017 e l’ho riscoperto proprio ora, più energico e non meno affascinante di Ignorance; il nuovo mette subito in fila 4 singoli stupendi che lo caratterizzano con maggiore personalità, anche nei videoclip (diretti da lei stessa) dove si evince un distacco sociale per rifugiarsi nella natura incontaminata. La jazzata Robber s’interroga sulle paure ingiustificate che hanno spianato la strada ai nazionalismi, mentre Atlantic e Tried to tell you colpiscono nel segno di una ricerca melodica sia intima che trascinante. Parking lot è una meraviglia da riascoltare verso un’orizzonte migliore, con la brezza degli archi che porta solo armonia vitale. Nell’attesa perenne del 2021 i Weather Station della Lindeman sono già una risorsa indispensabile per l’arte vera, unica compagna di riferimento nel buio quotidiano.

I miei dischi italiani preferiti (2ª parte)

20. FAUST’O Suicidio

Anticonformismo e provocazione per uno dei grandi esordi della nostra musica. Suicidio guarda a Bowie e alla New Wave con personalità ribelle, indubbiamente geniale.

19. CRISTINA DONÀ Nido

Oltre ad essere una cantante speciale, la Donà è anche simpaticissima nell’intrattenere il suo pubblico e questo dettaglio non da poco può caratterizzare un concerto già memorabile, come mi capitò a Ciampino. Il tocco underground dei primi album resta insuperato e un brano come Goccia ancora di più.

18. PIERO CIAMPI Andare, Camminare, Lavorare e Altri Discorsi

Altro cantautore scomodo e unico, basta ascoltare quella voce fuori dalle righe per sentirsi vicino alla trasgressione intima e autentica del livornese.

17. GIORGIO GABER Dialogo tra un Impegnato e un Non So

Citato troppe volte a sproposito, il Signor G è un vero intellettuale che ha saputo cambiare l’identità della canzone italiana, al di là delle false bandiere politiche. Un teatro mirabile e senza padroni.

16. GARBO Scortati

L’incipit della traccia omonima è semplicemente mitico, a indicare la cifra stilistica di un cult degli anni Ottanta (superiore al più famoso A Berlino… Va Bene). Purtroppo mai ricordato a dovere.

15. IVAN GRAZIANI Agnese Dolce Agnese

Rocker arguto e di sostanza, il buon Ivan ci ha lasciato alcuni lavori che brillano di luce propria grazie a una divertita originalità, sempre attuale. Agnese Dolce Agnese è il classico d’un autore a lungo sottovalutato.

14. PINO DANIELE Nero a Metà

L’irresistibile Blues partenopeo di questo disco mi accompagna da tanti anni, mentre ora che siamo abituati alla riscoperta di chiunque non ci sorprendiamo delle qualità di Pino tra fine Settanta e inizio Ottanta.

13. DIAFRAMMA Siberia

L’anima Dark della musica nostrana passa attraverso le parole e il cupo romanticismo di Federico Fiumani, a segnare un debutto di vibrante bellezza per tutta la scena Rock che si rispetti. Indispensabile.

12. BANCO DEL MUTUO SOCCORSO Darwin!

Vent’anni fa trovai un cd nella collezione di mio zio e restai sorpreso, dato che non ne sospettavo l’esistenza. Scoprirlo insieme a uno dei gruppi italiani storici, non solo del Progressive, fu una rivelazione importante. Ebbi anche la fortuna di conoscerli da vicino, compreso il compianto Francesco Di Giacomo che aveva una voce carismatica come poche.

11. PAOLO CONTE Appunti di Viaggio

Il Jazz mediterraneo dell’avvocato astigiano è un riferimento che non smette di affascinare, sospeso com’è nella sua lingua da esploratore di luoghi e personaggi di un’epoca precisa. Passato e futuro divengono un tutt’uno nei solchi di Gioco d’azzardo, Hemingway e Nord.

I miei film del 2020

1. MANK (David Fincher)
2. SORRY WE MISSED YOU (Ken Loach)
3. RICHARD JEWELL (Clint Eastwood)
4. VOLEVO NASCONDERMI (Giorgio Diritti)
5. MISS MARX (Susanna Nicchiarelli)
6. LA VITA NASCOSTA – HIDDEN LIFE (Terrence Malick)
7. STO PENSANDO DI FINIRLA QUI (Charlie Kaufman)
8. IL PROCESSO AI CHICAGO 7 (Aaron Sorkin)
9. 1917 (Sam Mendes)
10. ODIO L’ESTATE (Massimo Venier)

I miei dischi del 2020

1. BOB DYLAN Rough And Rowdy Ways
2. THE DREAM SYNDICATE The Universe Inside
3. PROTOMARTYR Ultimate Success Today
4. BILL CALLAHAN Gold Record
5. PAUL McCARTNEY McCartney III
6. NEIL YOUNG Homegrown
7. ADRIANNE LENKER Songs And Instrumentals
8. PAOLO BENVEGNÙ Dell’Odio Dell’Innocenza
9. FIELE Hyper – Romance
10. FIONA APPLE Fetch The Bolt Cutters
11. STEPHEN MALKMUS Traditional Techniques
12. RÓISÍN MURPHY Róisín Machine
13. TORRES Silver Tongue
14. LAURA VEIRS My Echo
15. LAURA MARLING Song For Our Daughter
16. KING KRULE Man Alive!
17. FLEET FOXES Shore
18. FIELD MUSIC Making A New World
19. ANGEL OLSEN Whole New Mess
20. COLAPESCE, DIMARTINO I Mortali

Le mie canzoni del 2020

  • FIELD MUSIC Between Nations
  • TORRES Good Scare
  • KING KRULE Alone, Omen 3
  • STEPHEN MALKMUS Amberjack
  • PAOLO BENVEGNÙ Infinitoalessandrofiori
  • FIONA APPLE Fetch The Bolt Cutters
  • LAURA MARLING Hope We Meet Again
  • COLAPESCE, DIMARTINO Majorana
  • BOB DYLAN Murder Most Foul
  • NEIL YOUNG Vacancy
  • PROTOMARTYR Day Without End
  • BILL CALLAHAN As I Wander
  • FLEET FOXES Quiet Air / Gioia
  • RÓISÍN MURPHY Incapable
  • FIELE Garbage Sun
  • THE DREAM SYNDICATE The Regulator
  • LAURA VEIRS I Sing To The Tall Man
  • ADRIANNE LENKER Ingydar
  • JULIA HOLTER So Humble The Afternoon
  • PAUL McCARTNEY Deep Deep Feeling

Vade retro 2020

Sta finendo un interminabile anno di merda, e dire che potrei ritenermi addirittura soddisfatto: del corto della svolta (diffuso anche online), del primo lungometraggio di cui parlerò un giorno, di un cinema all’aperto organizzato nonostante le solite difficoltà, di tutti i film possibili che ho recuperato mentre le sale restavano aperte nemmeno 5 mesi per il maledetto virus, di una laurea magistrale quasi dimenticata ma importante come ogni traguardo sognato. Da marzo in poi ne ho viste e lette abbastanza per affermare che stronzi e idioti decideranno il futuro del mondo più di altri, a conferma che le restrizioni violente e inevitabili a cui siamo abituati non potevano renderci migliori. Sedotti dalla parola “lockdown” come fosse una cosa ordinaria, sarà impossibile dimenticare due mesi di clausura domestica in attesa della normalità; che pareva quasi esserci da giugno, salvo poi dimenticare l’influenza pericolosa dei suddetti stronzi. Inoltre mi tocca fare, peggio che in passato, voto di sopportazione per incubi famigliari duri a morire e gli animali incivili del piano di sopra che hanno pure il coraggio di riprodursi. Da tempo dovrei distinguere i veri amici dai frequentatori egoisti e il duemilaventi ha portato nuove delusioni in quel senso. Per fortuna le lunghe passeggiate all’aperto, specie nella campagna circostante, aiutano a distrarmi dalle suggestioni negative e non fanno eccezione i virologi da salotto televisivo, troppo spesso chiamati ad abusare di un ruolo che li vede simili a profeti di sventura. Tanto per alimentare ulteriore confusione. A farmi compagnia c’è sempre la gatta sotto il balcone di casa, che giusto un vicinato stupido può allontanare ed è capace di essere più tenera e fedele d’una qualsiasi amica. Per concludere, mi aspetto un nuovo anno quantomeno migliore di questo pur rimanendo dell’idea che certe cose non cambieranno mai nella vita.

Ringraziamenti: Gabriel. Andrej Tarkovskij. La Prof.ssa Donatella Gavrilovich. I Sillabari di Parise. Woody Allen e A Proposito di Niente. Il pubblico del Cinema Sotto le Stelle. La mia gatta. David Sylvian. Neil Young. Paolo Benvegnù. Tom Waits. Le riprese di settembre al Casale. Paul McCartney.

Interno giorno

Sembra che da marzo siamo destinati a vivere prove di coraggio impensabili, in quest’anno infame come nessun altro. Mentre il mondo collassa moralmente e umanamente, avvengono pure momenti di condivisione desiderata che solo la voglia di fare le cose che ami ti spinge al meglio delle forze. Non era ancora uscito Bluebird nel 2017 quando Gabriel ebbe l’idea per Il Secchio, un noir ambientato nel nostro paese che pareva troppo nuovo da lasciare nel cassetto. Il protagonista senza nome lo individuammo subito in Valerio Mariani, che oltre ad essere un ottimo musicista lavorava nel pub dove avremmo girato una scena pensata fin dal nostro esordio. L’occasione giusta si presentò quando nell’estate 2019 s’interessò Stefano di Fujakkà (il cui service sociale fu prezioso già all’inizio di quell’anno) e il cast venne trovato nel minor tempo possibile. Ricordo un novembre molto impegnativo che in tre giorni consecutivi vide nascere Il Secchio, contando anche sulla disponibilità delle persone chiamate per location difficili da ottenere (ovvero, il palazzetto dello sport e l’appartamento). Ammetto di essermi chiesto, mentre si girava, se il corto fosse stato all’altezza; ma ero fiducioso che le scelte concordate di regia e diverse modifiche decise al momento non potevano avvenire a caso. Nel corso di dicembre, ho avuto conferma della riuscita mentre ero informato sul montaggio che procedeva alla grande. Poi a natale c’è stato il premio per L’Ultima Occasione al festival di Ceprano (miglior scenografia) ad aumentare i buoni auspici. E dopo la prima visione a gennaio de Il Secchio non potevo essere più contento, alla luce di un lavoro atipico e personale come sognavo. Affiancati dal provvidenziale Stefano e dal suo collaboratore Matteo, la bravura recitativa di Sofia e Jacopo hanno fatto il resto intorno a Valerio, che eravamo certi si trovasse a proprio agio nei panni dell’addetto alle pulizie. In attesa di ripartire con le nostre vite, possiamo essere fieri di una passione per il Cinema che aiuta solo a farci sperare nel futuro.

I miei 25 film italiani preferiti (parte 2)

  • ACCATTONE (Pier Paolo Pasolini)
  • AMORI IN CORSO (Giuseppe Bertolucci)
  • C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA (Sergio Leone)
  • IL CONFORMISTA (Bernardo Bertolucci)
  • DILLINGER È MORTO (Marco Ferreri)
  • LA DOLCE VITA (Federico Fellini)
  • FEBBRE DA CAVALLO (Steno)
  • L’IMBALSAMATORE (Matteo Garrone)
  • INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO (Elio Petri)
  • IO LA CONOSCEVO BENE (Antonio Pietrangeli)
  • MALEDETTO IL GIORNO CHE T’HO INCONTRATO (Carlo Verdone)
  • LA MESSA È FINITA (Nanni Moretti)
  • LA NOTTE (Michelangelo Antonioni)
  • L’ORA DI RELIGIONE (Marco Bellocchio)
  • PROFONDO ROSSO (Dario Argento)
  • RICOMINCIO DA TRE (Massimo Troisi)
  • RISO AMARO (Giuseppe De Santis)
  • ROMA CITTÀ APERTA (Roberto Rossellini)
  • SALVATORE GIULIANO (Francesco Rosi)
  • SEI DONNE PER L’ASSASSINO (Mario Bava)
  • SENSO (Luchino Visconti)
  • I SOLITI IGNOTI (Mario Monicelli)
  • LA TERRAZZA (Ettore Scola)
  • UMBERTO D. (Vittorio De Sica)
  • UNA VITA DIFFICILE (Dino Risi)